20/05/2026
Il 28 aprile 2026 ci ha lasciati Loganathan ji, guida instancabile di ASSEFA e punto di riferimento insostituibile per tutti noi. Per l'ASSEFA di Alessandria non è stato solo un leader illuminato, ma un fratello, un amico e un maestro di vita.
Vogliamo ricordarlo attraverso le parole e i ricordi di Franco e Rosanna, che nel 1985 incrociarono il suo cammino per la prima volta. In questa vibrante testimonianza c'è l'essenza di ciò che Loganathan ji è stato e continuerà a essere per la nostra Associazione: un faro di pace, giustizia e amore fraterno. Il suo viaggio terreno si è concluso, ma il cammino che ha tracciato resta aperto per tutti noi.
In memoria di Loganathan ji
Nel febbraio del 1985, Franco e Rosanna, una giovane coppia, partirono per l'India.
Questa è la loro storia.
«Eravamo pieni di entusiasmo, curiosità e di quella spensieratezza che spesso accompagna i viaggi della giovinezza. Era la nostra prima volta in India e non avevamo idea di come quel viaggio avrebbe cambiato profondamente il nostro modo di guardare il mondo e la nostra stessa vita.
L'India che ci attendeva ebbe un impatto profondo su di noi: i colori, i profumi, il caos delle città, ma anche la povertà estrema, le profonde contraddizioni sociali, i volti dei bambini nei villaggi, le scuole così essenziali eppure vibranti di gioia.
Franco conosceva già in parte la realtà dell'Assefa perché collaborava con il Movimento Sviluppo e Pace di Torino, mentre per Rosanna quel mondo era quasi del tutto nuovo e sconosciuto.
Fu proprio in quel viaggio che incontrammo Loganathan ji.
Ricordiamo ancora il primo istante in cui lo vedemmo. Ci accolse con il suo sorriso luminoso, con una stretta di mano forte e sincera, con quella sua battuta ironica e quel mezzo sorriso capaci di alleggerire qualsiasi situazione.
Già allora emanava un carisma straordinario: una presenza intensa ma mai invadente, una personalità autorevole ma profondamente umana.
Ci fece sentire subito accolti, quasi fossimo parte di una famiglia che ancora non sapevamo di avere.
Con grande pazienza ci raccontò come l'ASSEFA fosse nata nel 1969 per offrire un'opportunità concreta ai più poveri, a chi non aveva terra e alle persone più vulnerabili. Le sue parole trasmettevano visione, spiritualità e una straordinaria capacità di trasformare i sogni in realtà.
Quel viaggio ci lasciò profondamente scossi. Al nostro ritorno in Italia eravamo stupiti, disorientati, sgomenti; inizialmente provammo persino un senso di rifiuto. Quella realtà era troppo dura e lontana dalla nostra vita quotidiana. Ma ciò che avevamo visto insieme a Loganathan ji aveva toccato i nostri cuori e non ci avrebbe abbandonato mai più.
Negli anni successivi, Loganathan ji venne spesso in Italia per incontrare i tanti gruppi che stavano nascendo in quel periodo. Venne anche ad Alessandria, dove trascorse con noi momenti splendidi.
Ricordiamo ancora una scena che oggi ci fa sorridere con tenerezza.
Mentre stavamo uscendo di casa, chiudemmo la porta a chiave. Lui ci guardò con la sua affettuosa ironia e disse:
"In Occidente avete paura degli altri, ed è per questo che chiudete le vostre porte. Nei nostri villaggi indiani le porte sono aperte. Noi non temiamo gli stranieri: accogliamo tutti."
Aveva il dono di farci riflettere profondamente con pochissime parole.
Tornò molto spesso e lo aspettavamo sempre con gioia, perché ogni sua visita era un dono prezioso. Ci nutrivamo della sua saggezza, della sua profonda conoscenza dell'animo umano e di una forte spiritualità capace di trasformarsi ogni giorno in servizio per il prossimo.
Nel frattempo, ASSEFA India e ASSEFA Alessandria crescevano: aumentavano i progetti, le persone coinvolte e l'attenzione verso i più fragili, i dimenticati, gli ultimi.
E lui era sempre lì.
Con una dedizione instancabile, una lungimiranza straordinaria e una rara capacità di guardare lontano senza mai perdere di vista il singolo individuo, è stato una guida, un protettore e un punto di riferimento per tutti noi.
Anche nel suo ultimo anno di vita ha continuato a scriverci riflessioni profonde, parole piene di luce e di serenità.
Lo abbiamo incontrato lo scorso agosto 2025.
Era visibilmente stanco, più fragile nel corpo, ma il suo spirito era intatto. Ha voluto accompagnarci personalmente a visitare un progetto agricolo e quel giorno ci ha parlato del futuro, dei suoi sogni e dei suoi nuovi progetti.
Sembrava una persona che non temeva la morte, perché sapeva che l'amore seminato vive oltre il tempo.
Quel giorno chiamò Franco a sé, lo abbracciò e disse:
"Questa è l'ultima volta che ci incontriamo. Sono malato. Ma non preoccuparti, sarò sempre al tuo fianco."
In quell'abbraccio era racchiuso il senso della vera fratellanza, di due anime che hanno camminato insieme per diffondere i messaggi di Gandhi: pace, giustizia e amore.
Un giorno, Loganathan ji disse a Franco:
"Caro fratello, andremo insieme a pregare Dio sull'Himalaya."
Non ci sono mai andati, ma ora la sua anima è vicina a Dio, forse proprio sull'Himalaya.
Loganathan ji ci ha lasciati il 28 aprile 2026.
Ma ci ha lasciato anche un cammino da continuare a percorrere.
E ogni volta che incontreremo una mano da stringere o una porta da tenere aperta, sapremo che lui sarà ancora al nostro fianco.
Sempre.»
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