Violenze contro i tribali e i dalit in India

21/01/2009

 

Negazione dell'esistenza stessa degli aborigeni e, quindi del loro diritti alla terra, della quale vengono privati, anche con la forza, a favore delle multinazionali, negazione del rispetto per la loro cultura e del diritto all'alimentazione, negazione della loro religione e induizzazione forzata. Sono alcune delle accuse che sacerdoti e tribali indini lanciano contro il governo indiano e che verranno riferite all’8° World Social Forum, incontro di gruppi non governativi per scambiare esperienze e avanzare proposte per creare un mondo più democratico, equo e solidale, che si terrà dal 27 gennaio al 1° marzo in Brasile . Le sopraffazione subite dagli indigeni saranno riportate in tale sede da una rappresentanza della Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale cattolica indiana. AsiaNews ha parlato con alcuni delegati.
Il frate cappuccino Nithiya, segretario della Commissione, dice che “in tutto il mondo, la popolazione indigena ha diritto alla propria terra. Ma il governo indiano ha, più volte, sostanzialmente negato che nel Paese ci siano popolazioni indigene, per cui si ritiene libero dal divieto di appropriarsi e vendere queste terre. Invece in molti Stati dell’India , ci sono ampie terre che appartengono alle nostre popolazioni aborigene, gli Adivasi, termine generale che indica la gente Indigena. Per questa gente la terra è essenziale: cultura, religione, storia, spiritualità non possono essere nemmeno pensate senza un riferimento alla terra ancestrale. Perdere la terra significa per loro perdere la stessa identità di popolo. Molte industrie si sono appropriate e sfruttano queste terre. I tribali sono stati più volte privati del diritto di proprietà sulle loro terre. Un altro problema riguarda la forzata ‘induizzazione’ di questa gente: questi tribali non sono induisti, ma sono stati privati della loro identità religiosa e considerati indù”.
“Durante il Wsf incontreremo le popolazioni indigene dell’Amazzonia, nonché quelle a Rio de Janeiro e a Belem che vivono anche in baraccopoli. Vedremo cosa fanno per loro i rispettivi governi. Discuteremo circa i diritti di queste popolazioni e di iniziative internazionali a favore del diritto all’alimentazione”.
Padre Xavier è segretario dei Gesuiti per l’Azione sociale e guida un gruppo di 29 delegati dall’India, che comprende anche tribali e Dalit. Ad AsiaNews denuncia che “il governo nega lo status di ‘popolazione indigena’ ai tribali dell’India e li comprende nelle ‘Scheduled Tribes’. Questa è un’ingiustizia che va combattuta. Lo stesso viene fatto per i Dalit, ai quali vengono negati, in modo simile, molti diritti umani fondamentali”. In India sono riconosciuti vantaggi economici e riservati posti di lavoro e di istruzione gratuita in relazione all’appartenenza a determinati gruppi etnici. Per cui comprendere una comunità in un gruppo, invece che in un altro, può causare la perdita oppure il riconoscimento di importanti diritti.
“I problemi dei tribali in India – prosegue padre Xavier – sono molto simili a quelli delle popolazioni indigene nell’America Latina. Vogliamo, come primo passo, riconoscere le lotte degli indigeni di tutto il mondo e creare collegamenti. Il risultato potrà non essere subito percepibile, ma è necessario che le popolazioni possano riferire la verità, nei loro Paesi e altrove”.
Padre Xavier intende denunciare, anche, al Wsf: “A) la spoliazione in India delle risorse naturali, come terra, foreste, acqua, a danno dei tribali, in nome del c.d. ‘sviluppo’. Consideriamo questo un vero ‘terrorismo’. Citeremo vari modi in cui la popolazione è stata costretta a lasciare la sua terra a vantaggio delle industrie. B) Il fondamentalismo economico e politico, che fa uso della religione per dividere la popolazione. Come l’aggressione contro le minoranze (quali i cristiani in Orissa), le cause e la corrispondente inerzia dello Stato. C) La atrocità e le violazioni dei diritti contro i Dalit e le minoranze”.
Estratto da: www.asianews.it

 

 

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