Uttar Pradesh, depressioni e suicidi fra i tessitori di seta a causa della crisi economica

13/01/2009

 

La crisi nel settore del tessile nella città sacra di Varanasi, nell’Uttar Pradesh – stato a nord dell’India – è all’origine di numerosi casi di suicidio fra gli operai e potrebbe inasprire le tensioni fra la comunità musulmana (circa il 40%) e la maggioranza indù. A lanciare l’allarme è Lenin Raghuvanshi, direttore del Comitato di vigilanza popolare sui diritti umani (PVCHR) di Varanasi, che denuncia una situazione generale di crescente povertà e malnutrizione fra i lavoratori.
In vista delle elezioni in programma fra maggio e giugno del 2009, Raghuvanshi invita il mondo politico a tenere in seria considerazione la crisi nel settore tessile, seconda fonte di occupazione dopo l’agricoltura. Egli ricorda come da 15 anni l’industria tessile locale attraversi un “declino generale”. La decisione di ripartire l’industria del settore su “basi etniche” ha contribuito ad alimentare la crisi, innescando problemi di carattere interconfessionale. .
Lenin Raghuvanshi, noto attivista e vincitore del prestigioso Premio Gwangju per i diritti umani, ribadisce che è giunto il tempo di “costruire un modello produttivo di tipo imprenditoriale basato sul modello occidentale”, che sostituisca la “divisione del lavoro su base etnica” promossa sinora.
La storia dell’industria della seta in India è legata per tradizione alla comunità musulmana, che per quasi 800 anni ha curato la confezione dei prodotti. Sino al 1960 i tessitori erano principalmente musulmani, mentre il commercio era affidato agli indù Marwaris. A partire dagli anni ’60 una parte degli operai del tessile ha promosso in prima persona la vendita dei prodotti, occupando una fetta sempre più consistente del mercato. La concorrenza fra musulmani e indù nella commercializzazione dei prodotti tessili ha originato tensioni fra le due comunità, che si sommano ad altre componenti di carattere economico, sociale e religioso. Fra questi vi è la spietata concorrenza della produzione che viene dalla Cina. A causa della crisi molti hanno perso il lavoro, tentando di trovare occupazioni alternative a bassa specializzazione, facendo i guidatori di risciò, i domestici , i venditori o pulitori di frutta.
“Negli ultimi anni – continua l’attivista – i casi di suicidio sono diventati una dura realtà tra i tessitori. La carenza di materie prime, la concorrenza di prodotti cinesi a basso costo, la mancanza di nuovi ordini, la crisi economica legata al declino dell’industria di settore hanno innescato un declino che è alla base di depressioni e suicidi”. Secondo uno studio recente si sono verificati 47 casi fra il 2003 e il 2007 per fame e malnutrizione. Un altro 30% è da legare alla povertà e alla crisi economica. Vi sono infine casi di malattia e impossibilità di estinguere debiti contratti in passato.
Lenin Raghuvanshi avverte dei rischi legati al collasso dell’industria della seta, la quale potrebbe portare a fenomeni di disoccupazione su vasta scala. I fondamentalisti potrebbero sfruttare il malcontento per creare una base elettorale fra i poveri e le classi inferiori, per poi acuire le tensioni sociali e lo scontro etnico-religioso. “Bisogna sensibilizzare la comunità internazionale – conclude l’attivista – in vista delle elezioni politiche e risolvere il problema legato al terrorismo interno, che affonda le radici nella povertà ed è causa di rivolte sociali”.
Estratto da www.asianews.it

 

 

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