In India sale il prezzo della benzina: i poveri soffrono, i ricchi aumentano

Il rincaro del carburante si somma a quello dei prodotti alimentari, alimentando il malcontento della popolazione indiana. L’inflazione e la corruzione dilagante affliggono la società, allargando il divario tra poveri e “super ricchi”.

21/01/2011

 

In India il prezzo della benzina è salito da 2,50 a 2,54 rupie al litro tra il 15 e il 16 gennaio scorso. È la seconda volta in un mese che si verifica un rialzo: un momento difficile per la popolazione, che già combatte contro il forte aumento del costo del cibo. In un Paese dove decine di milioni di persone sono malnutrite, il rincaro dei carburanti unito all’inflazione alimentare rischia di mettere in crisi la crescita economica.
L’aumento della benzina porterà a un innalzamento dei costi dei trasporti, col rischio di innescare un nuovo rincaro dei prezzi per vari prodotti alimentari. I trasportatori di tutto il Paese hanno deciso di aumentare le tariffe di nolo dal 10 al 15%, per compensare gli elevati costi del carburante. Il bilancio domestico dell’uomo comune è distrutto, in forte contrapposizione con una situazione di generale benessere per le classi privilegiate.
P. Nithya Sagayam OFM, a capo dell’Ufficio per lo sviluppo umano della Federazione delle conferenze episcopali asiatiche (Fabc), definisce “urgente” un impegno comune dei diversi leader religiosi, per provocare una risposta del governo al grido d’aiuto dei più poveri. “Il dialogo interreligioso dovrebbe affrontare i bisogni economici, sociali e culturali delle persone”, ha dichiarato il sacerdote. Che continua: “Siamo chiamati e scelti da Dio per donare la nostra vita e le nostre energie per servire i poveri. Non è carità, ma un diritto: il diritto di queste persone a ricevere il nostro aiuto”. P. Nithya conclude sottolineando che: “Lo sfruttamento dei poveri e la creazione di ricchezze per le classi privilegiate sono il malessere della società indiana”.
A testimonianza dell’accresciuta polarizzazione tra ricchi e poveri, vi sono alcuni dati. Secondo il World Wealth Report del 2010, i “super-ricchi” (High Net Worth Individuals - Hnwi) in India sono 126.700: un incremento di oltre il 50% rispetto al 2008. Sebbene non siano disponibili dati complessivi sulle loro entrate, sembra lecito ritenere che questi “super-ricchi” non solo avrebbero recuperato le perdite del 2008, ma avrebbero persino guadagnato posizioni rispetto alla crisi del 2007.
Al tempo stesso, il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite riporta che solo nel 2009, più di 13,6 milioni di persone sono diventate povere, o sono rimaste in condizioni di povertà.
Infine, una ricerca condotta dal Centre for International Policy (Cip) sostiene che la corruzione in India è dilagante come in quasi tutti i Paesi in via di sviluppo. Sia i politici che i dirigenti d’azienda sono corrotti, e dirottano i fondi destinati ad aiutare il popolo indiano all’elite politica e a settori privati. Tra il 2000 e il 2008 oltre 125 miliardi di dollari sono stati trasformati in capitali illeciti.
Articolo di Nirmala Carvalho
www.asianews.it

 

 

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