Il censimento di Babele. L'India dei record si conta

04/04/2010

 

Nel subcontinente dove l’avanguardia tecnologica si mescola alla povertà atavica al via la più grande raccolta
di dati biometrici della storia

Articolo di VALERIA FRASCHETTI
NEW DELHI
Per quanto acuto e lungimirante, Kautilya, il funzionario dell'impero indiano dei Maurya, che 2300 anni fa scrisse il trattato Arthashastra descrivendo in dettaglio metodi e vantaggi dell'attività censuaria, non avrebbe potuto neanche lontanamente concepire l'esercizio demografico che è stato avviato ieri in India. Non solo per le sue colossali dimensioni, ma perché quello che si concluderà nel 2011 promette di essere un censimento da record: per la prima volta i cittadini non saranno solo numeri, ma verranno anche identificati con tanto di rilevazioni biometriche.

Solo la Cina, con 1,3 miliardi di persone, conta più abitanti del Subcontinente, che nel 2001 risultava averne appena sopra il miliardo. Ma il governo di Nuova Delhi assicura che la mole e la complessità dei dati che sarà raccolta questa volta supererà di gran lunga quella prodotta dal censimento cinese del 2000. «È il più grande esercizio (demografico, ndr) della storia dell'umanità» ha dichiarato il ministro degli Interni Palaniappan Chidambaram. Il conteggio della popolazione indiana è sempre stato un'impresa epica. Stiamo parlando di una nazione che presenta uno dei più assortiti minestroni di etnie (duemila), lingue (ventinove) e religioni (sei). Dove il 35 per cento è ancora analfabeta. In cui milioni di persone non conoscono con precisione la propria età, perché vivono in zone dove non si usa andare all'anagrafe e in cui il tempo è una dimensione mitica, registrata dalla memoria umana più che da calendari e orologi.

Eppure una nazione come l'India, che famosa non è per la sua puntualità, è una delle poche al mondo che non hai mai saltato il suo decennale appuntamento col censo. Forse anche per via della sua maniacale indole burocratica, non ha sgarrato neanche in tempi di guerre e carestie da quando nel 1871, sotto l'impero britannico, iniziò a censire sistematicamente la sua popolazione. Allora era di 237 milioni. Oggi si stima che sia attorno al miliardo e duecento milioni. Per avere dati certi, il governo spenderà per il suo quindicesimo censimento circa 1 miliardo di euro e impiegherà undici tonnellate di carta. Dagli sperduti rifugi sull'Himalaya fino alle capanne dei tribali sulle isole Andamane, passando per i tortuosi slum delle megalopoli, un esercito di funzionari e volontari folto quasi quanto la cittadinanza di Roma (2,5 milioni di persone) si recherà per mesi in ogni angolo del Subcontinente per censirne gli abitanti. I cittadini dovranno fornire informazioni su fertilità, istruzione, lavoro, religione. E, per la prima volta anche sulla presenza nelle case di servizi igienici, Internet, telefonini e sul possesso di conti bancari. Dati che aiuteranno a comprendere dove effettivamente arrivi il poderoso sviluppo economico indiano.

La vera portata storica di questo censimento, però, sta nel processo d'identificazione. Che si tratti di santoni che meditano sul Gange, tribali sperduti nel Nordest, paperoni dell'industria informatica di Bangalore, ogni cittadino sopra i 15 anni sarà schedato. Con foto e impronte digitali. Dati biometrici che, uniti agli altri, serviranno a creare un'anagrafe nazionale, in base alla quale il governo rilascerà un documento con un numero identificativo personale riconosciuto su tutto il territorio indiano. Di fronte all'idea di un grande fratello digitale tanto minuzioso i paladini occidentali della privacy scenderebbero in piazza, in India la gran parte supporta il progetto, anche se una minoranza di attivisti mette in guardia dall’uso politico di questa massa spaventosa di dati personali. Nelle speranze di governo e cittadini sarà una panacea per migliorare l'efficienza amministrativa mettendo ordine alla babele anagrafica esistente. In India, infatti, esistono almeno una ventina di documenti per attestare la propria identità, ma nessuno è valido a livello nazionale. Soprattutto, i ladri d'identità abbondano. Va da sé che i milioni di rupie che lo Stato spende in sussidi e programmi d'aiuto per i poveri spesso finiscono per beneficiare le persone sbagliate. Ecco quindi il perché di un rilevamento biometrico. Proprio le impronte digitali, sostengono le autorità, saranno la garanzia contro le frodi d'identità.

Nuova Delhi spera anche che la mastodontica impresa aiuterà a incrementare il numero dei contribuenti del fisco, oggi un misero sette per cento della popolazione. Anche per questo intende minimizzare quel 2,3 per cento di margine d'errore registrato nell'ultimo censimento, il primo a scandagliare digitalmente i questionari cartacei. Stavolta, per non lasciare nessuno fuori dal radar, i censori sono stati muniti di mappe satellitari dei 600 mila villaggi del Paese.
L'indagine è iniziata ieri alle ore 10,30 a casa della signora Pratibha Patil, presidente della Repubblica. Per i dati finali bisognerà attendere la metà del 2011. Difficilmente, però, conterranno anche le impronte digitali delle migliaia di guerriglieri maoisti che da anni lottano contro lo Stato nascondendosi nelle foreste dell'India orientale.
Fonte : www.lastampa.it del 2 aprile 2010

 

 

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