Il caro-cipolle mette in crisi la crescita indiana

28/12/2010

 

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – L’economia indiana si prevede cresca dell’8,5% quest’anno, seconda solo alla Cina. Ma questi giorni la popolazione è furente per il prezzo delle cipolle, che in pochi giorni è passato da 35 a 80 rupie per chilogrammo (da 59 centesimi a 1,35 euro), confermando una forte inflazione per alimentari e carburante. Il robusto sviluppo economico favorisce soprattutto una minoranza dei 1,2 miliardi di indiani, mentre gli altri rimangono poveri e spesso nemmeno hanno abbastanza da mangiare.

Sono soprattutto alcuni Stati del sud, Maharashtra, Gujarat, Karnataka, Tamil Nadu e la municipalità di Delhi, che hanno dinamiche industrie manifatturiere e una rapida crescita dei servizi. Questi Stati attirano gli investimenti esteri, aumentano i posti di lavoro e i redditi. Anche qui, peraltro, i maggiori vantaggi sono ricevuti da una ristretta cerchia di imprenditori, mentre gli altri si accontentano di un lavoro come operaio o impiegato generico.

Altri Stati, anche molto popolosi e spesso rurali come Uttar Pradesh, Madhya Pradesh, Orissa, Chhattisgarh, Bihar e Jharkhand, hanno una crescita lenta e redditi molto bassi. Alcuni, come il Bihar, sono ora in ripresa. Ma l’Uttar Pradesh ha una popolazione come l’intero Brasile e rimane ai margini dello sviluppo.

La forbice tra le 2 Indie è sempre più evidente, i prezzi degli alimenti sono cresciuti da mesi più della crescita economica. Alcuni giorni fa New Delhi ha vietato l’esportazione di cipolle, ieri ha frantumato le tasse sulla loro importazione, sta persino riacquistando dal Pakistan carichi dell'ortaggio appena esportati. Le cipolle sono un ingrediente essenziale della cucina indiane, specie nel nord. Nelle regioni occidentali i raccolti sono stati flagellati da piogge molto pesanti. Fenomeni speculativi hanno moltiplicato le conseguenze degli scarsi raccolti.

Analisti ricordano che nel 1998 un drammatico aumento del prezzo delle cipolle fu tra le cause della sconfitta elettorale del Partito Bharatiya Janata allora al governo. Per questo il premier Manmohan Singh ha scritto ai ministri dell’Agricoltura e per gli Affari dei Consumatori di fare tutto quanto necessario per riportare i prezzi “a un livello possibile”.

Ma il problema è strutturale. Amartya Sen, nobel per l’Economia, nei giorni scorsi ha definito “stupido” puntare a un forte sviluppo economico se questo avviene senza eliminare la malnutrizione endemica di decine di milioni di indiani e se Stati popolosi come Uttar Pradesh, Madhya Pradesh e Chhattisgarh continuano a perdere terreno come redditi e situazione sociale. Prima che sviluppare servizi e industrie – ritiene Sen – occorre investire in sanità e istruzione.

La quantità di calorie consumate pro capite dagli indiani poveri non è aumentata da oltre un decennio e oltre la metà dei bambini sotto i 5 anni soffre di emicranie e minor sviluppo cerebrale per l’inadeguato nutrimento.

Analisti ammoniscono che lo sviluppo del Paese non può avvenire esacerbando le differenze e mantenendo intere regioni sottosviluppate. Il pericolo è che esplodano proteste di piazza, in una situazione politica già tesa per lo scandalo per la corruzione di ambienti governativi nella vicenda delle telecomunicazioni indiane.


www.asianews.it

 

 

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