“Educazione e istruzione contro lo sfruttamento minorile”

13/06/2008

 

Estratto da (AsiaNews) L. Raghuvanshi, direttore del Comitato di vigilanza popolare sui diritti umani (PVCHR), afferma che in occasione della “Giornata mondiale contro il lavoro minorile” “Per risolvere il problema del lavoro minorile, l’unica strada praticabile è quella di garantire un miglior livello di istruzione per tutti i bambini” e sottolinea che sottolinea che in India vi sono “più di 55 milioni di bambini lavoratori e la maggior parte proviene dalle caste più basse della gerarchia sociale, fra cui Dalit e tribali: essi sono esclusi dal sistema scolastico nazionale e questo è un serio motivo di preoccupazione”.
A dispetto di una crescita economica vigorosa, l’India resta una società ancorata a “schemi patriarcali e basati sulle caste, con discriminazioni di genere e vessazioni familiari i cui effetti devastanti sono evidenti soprattutto per i milioni di minori, costretti a lavorare in condizioni disumane”.
Molti di questi bambini hanno meno di cinque anni e mettono a repentaglio la loro stessa vita per un salario che, spesso, è misero. “I minori operano il più delle volte in condizioni di schiavitù – sottolinea L. Raghuvanshi – incatenati al luogo di ‘lavoro’, senza possibilità di fuga o libertà, e in molti casi devono ripagare i debiti contratti dai loro genitori”. Essi svolgono le professioni più disparate, dalla fabbricazione di sigarette ai fuochi d’artificio, minatori, pescatori e braccianti agricoli nelle piantagioni di tè; un numero imprecisato è costretto a svolgere lavori domestici, è implicato nel traffico di minori, nello sfruttamento della prostituzione, mentre i mutilati sono obbligati a mendicare.
Il lavoro minorile è legato alla povertà e alla mancanza di istruzione adeguata, in special modo quando i genitori – per primi – non riescono a mantenere i propri figli; la situazione è ancora più complicata per le bambine, un mondo “invisibile” nel quale esse devono provvedere ai fratelli più piccoli, aiutare le madri nelle faccende domestiche, il tutto a discapito dell’istruzione scolastica. “L’educazione – ribadisce l’attivista indiano – è un diritto fondamentale dei bambini e il governo sta approntando una riforma che renda obbligatoria l’istruzione primaria sino ai 14 anni d’età.
E’ necessario per questo fornire una preparazione adeguata e accessibile a tutti senza discriminazioni, sebbene le differenze di casta, di genere, le punizioni corporali siano ancora oggi motivo di abbandono precoce della scuola. Un abbandono che finisce poi per favorire il mercato del lavoro minorile”.
“Bisogna migliorare l’applicazione del decreto sulle caste e le popolazioni tribali – aggiunge L. Raghuvanshi – per prevenire atrocità e discriminazioni contro le classi più basse e garantire loro maggiori risorse. Ma soprattutto è necessario un “cambiamento culturale per eliminare alla radice il dramma del lavoro minorile”.
Fonte www.asianews.it

 

 

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