È viva la testimonianza di Madre Teresa tra gli ultimi del mondo

16/07/2010

 

In tutta l’India non ci saranno solo celebrazioni religiose il prossimo 26 agosto per commemorare il primo centenario di Madre Teresa, fondatrice delle Missionarie della Carità, per tutta la vita a fianco dei poveri e dei bisognosi indiani. Nella capitale New Delhi sarà innalzato un monumento in onore della religiosa. Il governo indiano, oltre a coniare una speciale moneta commemorativa, ha fatto richiesta all’Onu di spostare la “Giornata mondiale degli orfani” nel giorno di nascita di Madre Teresa. Nel fermento delle iniziative che coinvolgeranno gran parte dei cattolici indiani, AsiaNews ha chiesto a suor Rose Clarie, giovane religiosa delle Missionarie della Carità, che non ha mai incontrato Madre Teresa, di raccontare come la testimonianza di santità lasciata dalla piccola suora di Calcutta si trasmette oggi nel mondo.
Nata in una famiglia cattolica di Mangalore (Karnataka) suor Rose Claire entra nelle Missionarie della Carità circa 10 anni fa. Dal 2006 al 2009 viene inviata a Dire Dawa (Etiopia) dove serve la locale casa dedicata alla cura dei malati mentali. Da gennaio 2010 lavora con i bambini abbandonati nell’orfanotrofio Nirmala Shishu Bhavan di Mumbai.

Le case delle missionarie della Carità sono ormai in ogni angolo del mondo. Cos’è che attrae la gente verso di voi?

“Gesù Cristo si irradia attraverso di noi, ed è questa radiazione che attrae le persone. Nella nostra vita noi siamo persone semplici e ordinarie, ma è Cristo che attraverso di noi si manifesta alla gente. Noi siamo chiamate a scendere nel cuore del mondo cercando il volto di Cristo nei poveri, facendo questo insieme a Gesù, per Gesù, ed è proprio Cristo che attrae le persone non noi”.

In che cosa consisteva il suo lavoro con i malati mentali a Dire Dawa? In che modo aiutava queste persone?

Nella nostra casa a Dire Dawa abbiamo circa 700 ragazzi con problemi mentali. Loro rispondono positivamente all’effetto e alla gentilezza. Lì nella nostra casa, noi li trattiamo come persone, prendendoci cura di ciascuno di loro con tenerezza e dignità. Essi hanno la capacità di capire ed è commovente vederli pregare nella cappella. Spesso siamo tentate di scoraggiarli a partecipare alla messa, molti di loro disturbano durante l’eucarestia, ma è meraviglioso vedere i loro occhi e le loro reazioni di fronte al Santissimo, un qualcosa gli dice che sono in un luogo sacro.
Madre Teresa diceva che la più grande povertà è sentirsi indesiderati, non avere nessuno che si prende cura di te. Nella nostra casa a Dire Dawa, dopo un po’ ci siamo accorte che con l’attenzione e l’amore anche gli occhi dei malati mentali sorridevano. Nelle nostre umili opere d’amore verso i poveri è la forza e il rispetto che scaturisce dalla tenerezza che detta il nostro rapporto con loro. Perché è grazie alla tenerezza che una persona si rende conto della propria bellezza e del proprio valore. Questo è di grande aiuto per la guarigione dei malati. Madre Teresa non si stancava mai di ripetere: “Noi siamo fatti per amare e per essere amati”.

Nelle vostre case, in ogni cappella c’è vicino alla croce una scritta che dice “ho sete”, cosa rappresenta questa sete per il mondo di oggi?

Oggi in molte regioni del mondo le persone muoiono senza avere niente e nessuno che si prenda cura di loro, dimenticati dal mondo, rifiutati e non amati.
Questa sete è il grido di Gesù Cristo sulla Croce. “Ho sete” è il pianto di Gesù nei più poveri tra i poveri. Dio ha sete per il destino di ogni uomo, il suo cuore si strugge per i più bisognosi, per tutti coloro che sono deboli e indifesi, per chi soffre, per chi non è amato.

Come si sta preparando al centenario della nascita di Madre Teresa?

“Io non ho mai conosciuto Madre Teresa, ma la sua presenza è sempre intorno a noi. Attraverso i racconti delle suore anziane conosco quello che la Madre ha detto e ha fatto. Non passa giorno senza che una sua parola non entri nella nostra giornata. È evidente che il suo spirito è in ciascuna di noi. Il fervore che traspare dalle mie consorelle mentre raccontano come viveva Madre Teresa, aumenta il mio amore verso di lei ogni giorno.

Come fa ad amare Madre Teresa senza averla mai incontrata?

Amo Madre Teresa così come amo Gesù. Non ho mai incontrato Cristo, ma lo amo e lui mi parla durante l’adorazione, nella messa e mentre lavoro e ho sempre la sensazione di andare verso di lui, nello stesso modo amo Madre Teresa e so che lei ama me. Dentro di me, sento che voglio vivere la mia vita con fervore, così posso amare lei e amare Cristo.

Fonte: www.asianews.it
Articolo di Nirmala Carvalho

 

 

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