Arte della guarigione tra le donne più povere dell'India

Storia di una donna medico

09/11/2011

 

La dottoressa Rani Bang vive e lavora a Gadchiroli, un villaggio nel centro dell’ India conosciuto per le sue tradizioni tribali e per il suo “sottosviluppo”. Rani è un medico specializzato in ginecologia e con il marito, Abhay Bang, anche lui medico, ha lavorato in questa remota regione per oltre 20 anni.
Il mio primo incontro con l'India rurale è avvenuto nel 1978 in un villaggio chiamato Kanhapur, nel Mahastra. Una vedova venne da me, in cerca di cure per la sua bambina. Con il tempo avevo imparato una lezione inestimabile su cosa significasse essere un medico sensibile. La vedova, Rai-bai Dabole, era un bracciante senza terra con quattro figli. Il suo figlio più grande aveva tredici anni mentre la figlia più giovane solo due. Rai-bai portò con sé la bambina che soffriva di gastroenterite e polmonite ed era gravemente disidratata. La bimba aveva bisogno di essere ricoverata per cui dissi alla madre di portarla al più vicino ospedale. Rai-bai non disse niente, rimase in silenzio e attonita. Interiormente, mi ribolliva il cuore per l’ ignoranza di quella donna. Mi sono chiesta: “Perché far nascere così tanti bambini?”. “'Non cambieranno mai!”
Due giorni dopo, verso le 8.30 del mattino quando arrivai alla clinica, era presente una ragazza che in braccio teneva la bambina di Rai-bai. La piccola era in uno stato pietoso, respirava a fatica e poco dopo morì proprio davanti ai miei occhi. Chiesi a quella ragazza dove fosse Rai-bai, e lei mi rispose che era andata nei campi.
Mi sentivo angosciata, frustrata per non aver potuto fare nulla per salvare la bambina, e nello stesso tempo indignata dal comportamento della madre. Poteva davvero essere così crudele da aver lasciato la sua creatura malata in questo modo? Quando incontrai Rai-bai mi lasciai andare in una filippica che si concluse con: “Tu non capisci niente, la gente come te non cambierà mai.” Lei mi guardò con aria assente e dopo che ebbi finito di raccontare che cosa pensassi, Rai-bai tranquillamente mi disse: “Hai finito! Ora posso parlare?”
Questo è ciò che affermò: “Io sono una vedova. Lavoro come operaia e ho una paga giornaliera . Se avessi portato la bambina in ospedale, chi guadagnava i soldi per comprare il cibo del giorno? Ho anche un figlio di tredici anni e una bambina di otto. Non potevo permettere che essi soffrissero la fame per causa mia. Se io do da mangiare ai bambini più grandi, essi cresceranno e in futuro mi aiuteranno a superare le difficoltà. “
Questa è stata la mia prima lezione da medico che mi ha fatto capire che la cura dei malati non era soltanto fatta di medicine ma che bisognava capire chi fossero in realtà i propri pazienti.
Un medico deve comprendere l'antropologia, la sociologia e i fattori economici che formano la vita delle persone. Prima di questo triste incontro con Rai-bai, molti pazienti erano stati curati nella mia clinica, ma lei mi ha fatto capire che spesso noi medici diamo consigli e valutazioni senza conoscere i nostri pazienti. Noi dottori dovremmo essere informati sul perché le persone si comportano in un certo modo. Fu allora che mi feci una domanda molto impegnativa: “Chi sono io che parlo alle donne e fornisco a loro consigli sulla salute?”.
Le prime esperienze come quella vissuta con Rai-bai mi misero sulla strada della riflessione. In tanti anni di lavoro da medico, mi sono imbattuta in molte esperienze di vita soprattutto delle donne rurali ed è da loro che ho tratto ispirazione e continuano a farlo. Penso di aver acquisito importanti esperienze e professionalità sui bisogni di salute della popolazione delle zone rurali dell'India.
I miei sforzi verso il cambiamento sociale non hanno sempre funzionato come avrei voluto e , a volte, hanno portato a sviluppi imprevisti. Ad esempio, la città di Gadchiroli, ha una ben marcata zona a luci rosse dove vivono prostitute e tre mie pazienti sono venute a curarsi. Ho cercato di convincerle a sposarsi e a smettere di prostituirsi senza peraltro riuscirci. Non avevo calcolato che queste donne erano indipendenti, che hanno goduto della libertà di movimento e che i loro nuovi mariti non si fidavano di loro. Io ero molto entusiasta della loro riabilitazione, ma il mio piano fu un fallimento. Due di loro ben presto si innamorarono ma con uomini non adatti a loro. Una si è sposata ma separata dopo solo due mesi, pur essendo stata ripetutamente consigliata da me a ricontrarre matrimonio.
Durante questo “esperimento” i miei figli erano stati testimoni di tutte le mie attività.
Amrut, il mio figlio minore, aveva cinque anni e spesso giocava con donne del quartiere a luci rosse. Un giorno innocentemente mi annunciò che anche lui voleva un preservativo in quanto avrebbe potuto prendere un'infezione dai suoi compagni di gioco!
Ho spesso riflettuto sul fatto che la società aveva regole diverse per gli uomini e le donne. Una lavoratrice del sesso è considerata 'cattiva' ed è socialmente censurata mentre gli uomini vanno in giro a testa alta. Ho iniziato a mettere in discussione le mie convinzioni. Quando sento di una giovane vedova che ha una relazione con un uomo ma è incapaci di sposarsi perché ha dei figli, mi chiedo se sia giusto mettere in discussione la sua moralità. Ciò che io posso fare è parlare con lei, consigliarla sui potenziali pericoli a cui va incontro e come può difendersi da sola.
Lavorare per la formazione delle donne analfabete affinché diventassero “assistenti al parto” mi ha insegnato molto sui possibili metodi non formali di istruzione, come ad esempio l'insegnamento attraverso giochi e canzoni. ...

Una lezione preziosa che ho avuto è stata quella di capire le percezioni che le donne rurali hanno riguardo alla nascita dei bambini. Per esempio, inizialmente, quando una gestante non mi segnalava che un feto era morto, pensavo che stesse mentendo, e questo durò fino a quando mi sono seduta con lei e ho cercato di capire che istruzione avesse in merito alla gravidanza. Ho scoperto che il concetto sulla possibilità che un nascituro potesse morire era estraneo alla loro sensibilità. Infatti, le donne rurali credono che un bambino che emerge dal grembo materno non può che essere vivo. Non conoscono il significato di 'contrazione', e quindi non possono accettare che un bambino morto possa essere spinto fuori dal grembo materno. E 'anche importante capire i concetti tradizionali di anatomia che hanno le donne dei villaggi. Per esempio, non conoscono il diaframma. Esse credono che tutti gli organi vitali siano nell'addome. Esse credono che il fegato sia l'organo più importante, ma credono anche che l'utero sia aperto dall'alto e che nel periodo mestruale se i flussi sono inferiori alla media temono che i residui finiscano nel fegato e possano formare dei tumori.
Per questo è importante spiegare alle donne rurali l’anatomia del corpo nel modo più chiaro e semplice possibile.

Tratto da”'mettere prima le donne - Donne e salute in una comunità rurale”;
www.thebetterindia.com

 

 

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